5 aprile 1734

Venezia il gioco del lotto, simile a quello odierno, nacque nel 1733. La prima estrazione fu effettuata il 5 aprile 1734. In precedenza era storia del lotto già operante una sorta di lotto pubblico ma assomigliava più alle moderne lotterie. Infatti già il proclama del 17 dicembre 1715, pubblicato per ordine dei Deputati, et Aggionti sopra la Provision del dinaro, regolava una lotteria, la cui estrazione era stabilita per il 3 febbraio 1716. Non è quindi un caso che lotterie del genere continuarono anche dopo la nascita del lotto vero e proprio. Il nome del gioco assunto a Venezia, “Lotto intitolato di Genova e di Roma”, dimostra come si trattasse di un gioco di importazione. Il decreto che ne fissò la nascita è datato 14 gennaio 1733. In quella stessa occasione venne stabilito che il gioco fosse gestito direttamente, evitando l´appalto a terzi, e non fu posto alcun limite alle giocate. Ma nel 1745 per l´estrazione di cinque numeri si giunse a dover pagare circa 200.000 ducati di vincite. Si stabilì allora che non si sarebbe dovuta superare la somma di 118.000 ducati per ogni estrazione. Veniva inoltre applicata la regola detta del “castelletto” in base alla quale quando veniva raggiunta la somma prevista, si poteva procedere alla chiusura del gioco restituendo ai giocatori le giocate accolte in eccedenza. Il lotto si svolgeva predisponendo una lista di “novanta dongelle nubili, da scegliersi da Parochie, Ospitali e luoghi Pij della città da imbossolarsi nella giornata d’estrazione del lotto”. Ogni anno venivano svolte nove estrazioni di cinque nomi di ragazze. Al primo nome estratto erano riconosciuti a titolo di dote quaranta ducati; alle altre quattro ragazze solo venti ducati. La coincidente finalità di voler costituire la dote di giovani fanciulle, dimostra l´ampio influsso del gioco delle zitelle, che aveva luogo a Torino sin dal 1674. Riportiamo la descrizione che fa il Petitti, attento storico del gioco del lotto, dell´estrazione a Venezia: “Il luogo dell´estrazione era la loggetta, ossia la gran loggia del Sansovino sotto la gran torre di S. Marco, residenza solita dei procuratori di S. Marco, ai quali ed agli Arsenalotti (maestranze dell´arsenale fidatissime) era confidata la custodia del palazzo ducale durante la sessione del consiglio maggiore. Si paravano per l´estrazione, a festa le colonne della loggetta: si sceglieva un trovatello dell´età di cinque anni all´incirca. Preparate novanta cedole in pergamena, sur ognuna d’esse scriveansi i novanta numeri dall´1 sino al 90, riscontrate e riconosciute ciascuna successivamente da due Magistrati intervenienti all´operazione, rotolavansi ad una una quelle cedole, e ponevansi poscia da un terzo Magistrato interveniente in una botticella, o bossolo di legno aperto, il quale, compiuta l´opera, ed imbussolati i novanta numeri, chiudevansi da un quarto Magistrato, e mettevasi da un quinto sopra un vassoio d’argento, sul quale era portato da un ufficiale alla vista del popolo in una cassetta d’argento in forma cubica. All´entrare de’ Magistrati nella loggetta, le trombe suonavano a festa come nel tempo che passava fra l´estrazione del primo al secondo numero, e così in seguito. Posto il trovatello in luogo alto, onde ognuno potesse vederlo operare, i servienti dell´ufficio rimescolavano la cassetta ch’era chiusa a chiave, e, questa aperta, estraevasi un numero. Chiusa nuovamente riaprivasi per estrarne altro numero, e così successivamente fino al quinto. Ad ogni estrazione di numero, questo era bandito a voce prima agli astanti dai donzelli de’ Magistrati; di poi tosto si pubblicavan tutti li cinque numeri estratti a stampa; prima ancora una torma di biricchini correva nelle varie calle della città recando con grida a pubblica notizia què numeri, vendendone la nota scritta da essi a mano sur un pezzetto di carta per un soldo veneto”. Questo sistema di gioco restò invariato molto a lungo sino alla prima dominazione austriaca (1797-1806). Anche a Venezia il lotto “nero” dovette avere una larga diffusione visti i numerosi interventi normativi che furono emanati per combattere questa pratica illegale

lottogazzetta

5 aprile 1799

La Battaglia di Magnano fu la prima delle vittorie della Seconda Coalizione. L’esercito austriaco comandato da Pál Kray sconfisse gli uomini di Barthélemy Scherer ed avviò quella serie di successi coi quali quasi riuscirono a cacciare i francesi dal Nord Italia. Il generale francese considerò di attraversare l’Adige e raggiungere Verona, dove erano acquartierati gli austriaci, ma il suo cammino fu ostacolato da forti piogge. Quel giorno i due eserciti si ritrovano in un terreno bagnato e fangoso, fradicio, pieno di pozzanghere, a sud di Verona. L’esercito di Scherer contava 41.000 soldati guidati da Joseph de Montrichard, Claude-Victor Perrin, Jacques Hatry, Antoine Guillaume Delmas, Jean Mathieu Philibert Serurier e Paul Grenier. Kray, coi suoi 46.000 uomini delle divisioni di Karl Mercandin, Michael Fröhlich, Konrad Valentin von Kaim e Johann Zoph, si vide attaccare sul fianco destro da Victor e Grenier, mentre Montrichard li seguì subito puntando al centro. Serurier attaccò sul fianco sinistro, mentre Delmas, con la riserva, avanzò per provare a colmare il buco che immediatamente si aprì nell’esercito francese. Kray aveva Mercandin a guidare la colonna di sinistra, Kaim al centro e Zoph sulla destra. Vide arridere il successo a Victor e Grenier, nello scontro cadde Mercandin e i francesi si diressero subito verso Verona, e così corse ai ripari inviando la riserva di Frederick de Hohenzollern-Hechingen per soccorrere il fianco destro, mentre trattenne una seconda divisione di riserva ai comandi del Marchese de Lusignan. Durante queste azioni le truppe di Scherer si ritrovarono disperse su un ampio fronte, gli attacchi divergenti del francese avevano sparso le sue truppe senza più punti di collegamento e Kray ne approfittò, trovò la giusta mossa lanciando pure le riserve del Marchese de Lusignan contro l’ala destra francese, finora vittoriosa. Fu un attacco micidiale capace di respingere Victor e Grenier e creare una breccia nella linea nemica. L’afflusso di nuove truppe austriache travolse pure Delmas che stava con successo respingendo Kaim ed i francesi si videro costretti ad un ritiro disordinato che costò loro oltre quattromila prigionieri. Persero 3.500 uomini, incluso il generale di brigata Jean Joseph Magdeleine Pijon. Anche gli austriaci contarono 4.000 caduti e 2.000 prigionieri ma avevano respinto i francesi sull’Adda e messo una seria ipoteca su Brescia che cadde il 21 aprile. Il vincitore, Kray, fu rapidamente promosso Feldzeugmeister.